Recensione Rockit

Qualche tempo fa si parlava su queste pagine di ritorno dello ska in Italia, un ritorno che sembrerebbe poterlo smarcare dall’etichetta di musica facilona e da divertimento usa-e-getta che per molti anni gli si era appiccicata dopo l’ondata di fine anni ‘90 e che passa anche attraverso uno sparuto (ma neanche tanto) nugolo di gruppi dedito ai ritmi in levare e al linguaggio jazz, in stile New York Ska Jazz Ensemble ed altri.

Gli emiliani Empatee du Weiss, al loro secondo album, si inseriscono perfettamente in questa tendenza. Nascosto dietro la copertina cartoonesca si nasconde il verbo dello ska, coniugato e contaminato nelle sue varie forme. C’è il 2 tone alla Madness (“Moleman”), il funk rap di “Grooviere” (e qui rimane poco del battito in levare), ma soprattutto lo ska-jazz a dare forma e sostanza ad arrangiamenti e strutture dei brani, sia dei diversi viaggi strumentali oltre i 6 minuti che delle canzoni più brevi. Molti, e stilosi, i rimandi allo swing delle big band (“Young Dogs Boogie”, la catchy “Shut Up!”), ma non mancano incursioni fusion (“Eating penuts..”) e qualche trovata originale all’interno del panorama, tipo lo spoken words sulla concitata “Diavolo in levare”, sicuramente il pezzo migliore del lotto. Momenti deboli pochi (probabilmente solo “Grooviere” stanca prima della fine) molti quelli godibili, vari quelli ben riusciti; manca ancora qualcosa, però, per raggiungere la piena maturità. Sulle ritmiche potrebbe essere fatto un lavoro migliore, così come sulle incertezze che affiorano qua e là nelle lunghe (ma generalmente convincenti) sezioni strumentali. In realtà, quello che potrebbe servire alla formazione emiliana è innanzitutto focalizzarsi sui propri punti forti, sicuramente la vocazione strumentale e l’attitudine jazz al suono giamaicano, e lasciare da parte le strade che in questo lavoro sono giusto accennate e percorse senza troppa convinzione.

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