Recensione e intervista Radio Tweet Italia

Pensate a Duke Ellington. Ovvero a una big band di jazz. Pensate ai passaggi melodici più malinconici di John Coltrane. Aggiungeteci un sano amore per l’acid jazz, gli hammond, tutto ciò che è vintage. E infine frullate il tutto in una miscela irresistibile di ritmi in levare che guardano dritto in faccia alla lezione dello ska più danzereccio e indiavolato. Quello dei Madness. Questo e un pizzico di funk e altro ancora sono Empatèe Du Weiss. Perfetti per la colonna sonora dell’estate 2016.

Come definiresti con quattro aggettivi la tua/vostra musica?

Energica, divertente, interessante, coinvolgente.

Come si intitola la tua/vostra ultima fatica discografica e come è stato il percorso di produzione della stessa?

Il nostro ultimo disco si intitola “Old tricks for young dogs”, è un lavoro che abbiamo ultimato dopo qualche anno di concerti, dopo il primo disco abbiamo definito il nostro suono e scoperto nuove sonorità insieme. Abbiamo voluto registrare quella che è l’energia che ci trasmettono i live, che sono la nostra linfa vitale. Abbiamo iniziato a comporre i brani l’estate scorsa e siamo entrati al Bunker studio in Febbraio. Il nome vuole esprimere un’idea di rinnovo, di cambiamento, la ribellione dei nuovi cani ai vecchi trucchi per ammaestrarli. Si rifà al concetto di prendere dal “vecchio” per creare del “nuovo”!

Se ti chiedessi quanta gente “mi porti” ad un tuo concerto, come reagiresti?

Se volevamo portare gente ai concerti avremmo fatto i PR o gli organizzatori di eventi, noi portiamo la musica ai nostri concerti, tanta e sana!

Il successo di una serata non dipende solo da chi suona, ma anche da come viene pubblicizzata e organizzata. Se parliamo di numeri, quindi di domanda/offerta economica, il gestore è colui che investe nel suo evento, la band la sceglie lui, se non viene gente probabilmente ha scelto la band sbagliata per la serata. Noi potremmo potenzialmente essere quella band sbagliata. Ma se ci metti nella serata giusta balla anche il gestore del locale.

Quanto sono importanti i social per la tua/vostra musica?

Tanto, cerchiamo sempre di rimanere in contatto con le persone che vogliono seguirci.

 

A quanti concerti di musica di altri artisti indie sei stato negli ultimi sei mesi e cosa ne pensi dell’underground indipendente?

Questo dipende un pò dai singoli componenti, comunque ascoltiamo tutti quanti parecchi concerti, di tantissimi generi diversi.

Sull’ indie c’è da fare un discorso a parte, il termine deriva da indipendente, cioè al di fuori dei circuiti delle major, nel 2016 questa è la condizione della maggior parte dei gruppi italiani. Oggi l’indie è pop, nel senso di popolare, arriva a tutti e tutti ci arrivano, è easy listening. L’underground indipendente è sicuramente molto interessante, ogni grande città ha diverse nicchie musicali che si autoalimentano, da lì la cultura pop prende quello che sa di riuscire a vendere, ma l’underground è sempre stato il contenitore creativo della musica, quella vera, che emoziona. I veri gruppi indipendenti sono quelli che al di fuori delle logiche di mercato, si costruiscono ogni giorno le opportunità per suonare ed uscire dalla sala prove, l’indipendenza non è un genere ma lo stato emotivo della libertà d espressione.

http://www.radiotweetitalia.com/empatee-du-weiss-il-jazz-lo-ska-il-funk-un-mix-perfetto-per-la-colonna-sonora-dellestate-2016/